08 1 / 2011

Leggo con non eccessivo stupore dell’ultimo incidente che ha coinvolto giovani alla guida di una microcar. Ignota la dinamica dell’incidente, ma si è subito pronti a scagliarsi contro i mezzi meccanici (d’altronde è facile, quando per un urto comunque modesto il motore del suddetto trabiccolo viene sbalzato dall’altro lato della strada…), dimenticando che il veicolo che uccide, in molti casi, non è l’auto, il motorino, o la bicicletta, bensì l’incoscienza. 

Qualche giorno fa percorrevo un tratto di strada vicino a casa mia, dove passo spesso. A un incrocio, regolarmente alcuni automobilisti e motociclisti fanno inversione a U in un punto in cui è vietato e pericoloso, perché facendolo tagliano la strada a chi proviene dal lato opposto e sta svoltando con il verde.

All’incoscienza per una manovra facilmente evitabile percorrendo cento metri in più e utilizzando la comoda rotonda, si aggiunge l’arroganza di non far passare prima chi ne ha diritto, ma di constringerlo a inchiodare per far loro strada. Ieri, all’ennesimo idiota che mi ha tagliato la strada in questo modo, ho segnalato il mio disappunto con il lampeggiamento di fari, nella speranza vana che comprendesse la pericolosità della manovra.

Non contento, l’imbecille, insieme ai suoi amici, dopo che ero passato ha rallentato, mi si è accostato e mi ha espresso la sua virilità facendomi un gestaccio.

Si potrebbe argomentare che avvenimenti come questo siano rari, ma chiunque guidi in una delle nostre città sa benissimo che non è così. Come la donna isterica che una volta, percorrendo una parte del tragitto di un parcheggio sotterraneo completamente contromano, alle mie rimostranze (mi stava per venire addosso frontalmente) mi ha invitato a “farmi gli affari miei”.

A cosa serve, quindi, continuare a ragionare su regole, codice stradale, sanzioni e airbag, quando manca la minima educazione civica?

  1. postato da danielesavi