26 7 / 2012

Un fulgido esempio di come in Italialand, al pari di ciò che scrivevo prima sul ridicolo sciopero delle farmacie, conti più il bene di pochi che quello comune, è l’incredibile sentenza del consiglio di Stato che, bloccando Area C a Milano in favore di un parcheggiatore, ha stabilito definitivamente che da queste parti un singolo privato ha la precedenza su centinaia di migliaia di cittadini.

Non è un discorso di merito se Area C sia sufficiente, o meno, se serva, o meno. Qui si parla di un provvedimento del comune atto a migliorare la vivibilità di una città, e sì, a fare un po’ di cassa (perché come pensate che si costruiscano le piste ciclabili, le corsie preferenziali, e tutte quelle belle cose che volete ma senza sacrifici, con il lego?) sugli intelligentoni che non schiodano il sedere dall’auto per andare in centro (roba da viaggio della speranza), invece di fare come tanti idioti che usano i mezzi pubblici.

Non si tratta del merito del provvedimento. Si tratta di aver stabilito che un privato danneggiato da una regola che ne difende altri (e che, nel bene e nel male, è o è stata in vigore in altri paesi senza suscitare questi lamenti dei soliti noti) ha il diritto di bloccarla.

Ripeto a tutti gli esultanti anti-Pisapia: se la sentenza fosse stata “Area C non serve e danneggia i cittadini, quindi va sospesa”, sarebbe stata assolutamente sostenibile. Condivisibile o meno, ma sensata. Qui invece si è voluto proteggere il portafogli di un singolo a prescindere, e questo è inaccettabile in qualsiasi caso.

È come se un tribunale stabilisse che il divieto di fumo in luoghi pubblici va sospeso perché danneggia economicamente i produttori di sigarette. 

In più, siamo al parossismo: gli automobilisti esultano. Da oggi potrete tornare, gratis, a farvi le vostre ore nel traffico, per andare al lavoro. Contenti voi! 

Per conto mio, se mai avessi bisogno, per qualche motivo che non riesco a immaginare, di  andare in centro in macchina, mi ricorderò di un nome: Mediolanum Parking. Di come, per i propri interessi, voglia rubare la vivibilità di una città.