04 5 / 2014

Perché la cosa non mi stupisce, in un paese in cui importanti edifici storici come il Castello Sforzesco di Milano fanno orari da ufficio (pubblico, s’intende), invece di offrire un servizio ai cittadini, e l’indispensabile infrastruttura di trasporto pubblico della mia città chiude alle 19:30 in un giorno di festa, invece di prolungare il servizio come dovrebbe essere?

Servizio…una parola che in questo paese, dove si parla tanto di “rispetto per il lavoro” (e si regalano soldi a chi già ce l’ha, invece di investirli per crearne di nuovi non precari e schiavizzanti), si è purtroppo dimenticata.

(sarò tacciato di veterocapitalismo per queste parole, non è la prima volta, ma come dicono i francesi: fottesega :) )

18 10 / 2013

"Quando ero ragazzo (ho 58 anni) e veniva proclamato uno sciopero, dei trasporti, dei lavoratori metalmeccanici, ecc… era un evento. Ci si domandava il perché, come mai. Ricordo che ci si organizzava per andare a scuola col papà di un compagno di classe che aveva la “familiare” così ci stavano più ragazzi, oppure si stava a casa. Giornali e televisioni, all’epoca c’erano solo rai 1 e 2 davano ampio risalto all’evento spiegando i motivi dell’astensione dal lavoro. Per dirla in breve: lo sciopero aveva un senso, una sua connotazione ben definita. Era “l’estrema ratio” per manifestare il dissenso, il disagio, il non rinnovo di contratti di lavoro. Oggi lo sciopero non ha più alcun valore, ha perso ogni significato. Si sciopera per un nonnulla, anche senza motivo, è quasi diventata una routine: ogni 3 o 4 settimane si salta un venerdì. Ma che senso ha? Non sono contro la difesa dei propri diritti, ci mancherebbe, ma che senso ha manifestare periodicamente senza , pare, ottenere risultati? In Francia l’ultimo sciopero del trasporto pubblico risale a 3 anni fa. E’ durato 4 giorni e vi posso garantire che ha paralizzato i transalpini. Le parti si sono sedute attorno ad un tavolo e hanno raggiunto un accordo quinquennale. Non mi pare ci sia da aggiungere altro."

Consiglierei ai sindacati di leggere i commenti sui giornali, se non son troppo impegnati a pensare al giorno del prossimo sciopero ;) 

(Fonte: corriere.it)

18 1 / 2013

"Sciopero Trenord, il sindacato Orsa esulta
«E’ stato un grande successo »"

Bravi, volete anche gli applausi o calpestare i diritti della maggioranza dei lavoratori vi è sufficiente?

(Fonte: milano.corriere.it)

26 11 / 2012

Dirò una cosa sconvolgente che ho già detto, ma che sicuramente, ribadita, sarà fonte di shock per i miei amici che pensano che essere di sinistra significhi non dire mai cose di questo tipo.

Gli scioperi nel settore dei servizi pubblici dovrebbero essere proibiti per legge.

Ciò nonostante, se fossimo in una società in cui il bene di tutti prevale su quello di pochi, non sarebbe necessario. Semplicemente, nessuno si sognerebbe per difendere se stesso e i propri interessi, di mettere nei guai milioni di persone, molto spesso in condizioni socio-economiche ben peggiori di chi può scioperare.

Purtroppo siamo in Italia.

22 6 / 2012

C’era una volta, tanto tanto tempo fa in una galassia lontana lontana, un piccolo paese abitato da tante piccole persone. A quel tempo, nel piccolo paese la sopravvivenza non era un fatto scontato, e chiunque doveva lavorare duro per poter guadagnare di che mangiare per sé e per la propria famiglia.

Nel piccolo paese c’era un uomo, Otacadnis, ancora nel fiore degli anni e con una bellissima moglie che stava per partorire due gemellini. Una sera Otacadnis, tornando dal lavoro come al solito stanco e con la sola voglia di consumare un veloce pasto e mettersi a letto, guardò il pancione della moglie e immaginando i suoi futuri figli e quello che potevano aspettarsi dalla vita, qualcosa scatto nella sua testa.

Battendo un pugno sul tavolo di legno davanti al quale era seduto, e facendo sussultare di spavento la compagna, esclamò irato:

- Basta, non possiamo continuare così! La vita nel nostro piccolo paese dovrà cambiare! -

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30 3 / 2012

È di nuovo in scena uno scontro generazionale e sociale, a beneficio di qualche voto o qualche tessera in più.

È un gioco vecchio, però, come i partiti e sindacati che lo giocano.

20 12 / 2011

"

Il primo passo è un’ammissione: siamo reduci da anni di pigrizia e illusioni. Silvio Berlusconi è stato il prestigiatore più solerte, ma non l’unico. Il pubblico gli ha chiesto—tre volte — di presentare il numero. Un modo per assistere, applaudire o fischiare (dipende): senza prendersi responsabilità.

Ora quello spettacolo è finito: non ce lo potevamo più permettere. Non l’abbiamo capito da soli, hanno dovuto gridarcelo da lontano. Mario Monti ha fatto più in un mese che i predecessori in diciassette anni; il suo limite non è aver osato troppo, ma troppo poco sui costi della politica, le liberalizzazioni e la crescita. Ma neppure lui potrà avere successo, senza di noi. L’Italia non cambierà, se non vogliamo che cambi. Se non ci convinciamo di essere attori, non spettatori.

Se lo faremo, la ricompensa sarà rapida e robusta. Non è una leggenda auto-consolatoria: abbiamo davvero le risorse caratteriali per tirarci fuori da questa trincea, e batterci in un mondo difficile. La nostra capacità di invenzione e di reazione è indiscutibile. La nostra facilità di intuizione e adattamento è dimostrata quotidianamente da centinaia di migliaia di connazionali sparsi per il mondo. Perfino il reticolo sociale e familiare che ben conosciamo può aiutarci a costruire il futuro, dopo averci complicato il presente. Vorrei che presto, all’estero, scrivessero di noi: When the going gets tough, the Italians get going. Quando il gioco si fa duro, gli italiani cominciano a giocare.

Tutto questo però non serve — anzi, diventa un alibi — senza un nuovo patto nazionale. L’esistenza che abbiamo conosciuto negli ultimi trent’anni, se non cambiamo, non possiamo più permettercela. Se vogliamo l’istruzione, la sanità, le pensioni e la qualità di vita cui siamo abituati, dobbiamo lavorare meglio, lavorare più a lungo e smettere di ingannarci a vicenda.

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Invece, guarda un po’, molti preferiscono lamentarsi o fare la voce grossa (mentre prima se ne stavano buoni buoni davanti alla tv a guardare ed applaudire la distruzione del paese), per mantenere qualche stupido e patetico privilegio, invece di guardare in faccia la realtà e rabboccarsi le maniche per traghettare il paese verso un futuro migliore.

Il vittimismo è il miglior alibi per chi ha paura di mettere le mani in pasta perché non vuole fare lo sforzo di lavarsele.

(Fonte: http)

18 12 / 2011

Domani sciopero degli impiegati pubblici, delle poste e dei medici contro i sacrifici per evitare il default.

Ripeto, impiegati pubblici, postini e medici.

Ogni commento è superfluo.

04 12 / 2011

Il paese dei no e dei “paghino gli altri”, dove i soliti noti contrapposti si stracciano le vesti in difesa dei propri interessi, e proclamandosi falsi difensori di ideali sepolti si scaricano a vicenda il barile della crisi, sostenuto da chi non ha rappresentanza.

Forza bambini, avanti così verso l’annichilazione.