04 11 / 2012
"Il fascio di energia irradiato illuminò la canna dell’arma per un istante, con un sibilo emesso dal circuito sonoro di adattamento alle aspettative dei lettori di fantascienza (inserito poiché nessun appassionato accetterebbe una pistola a raggi silenziosa, o una spada laser che non ronzasse)."
22 1 / 2011
Dopo l’avventura della pubblicazione a puntate, durata tante settimane, è finalmente disponibile l’ebook completo di Hope. Come sempre,nei formati epub e pdf.
Buona lettura!
via astronavehope
13 12 / 2010
Quattro personaggi in cerca di autore
Questo racconto è ambientato nell’universo di “Hope, le mirabolanti avventure di un’astronave“, romanzo di fantascienza pubblicato gratuitamente a puntate che vi invito a leggere.
Lo Scrittore sedeva stanco sulla sua poltrona ergonomica di fabbricazione svedese. Occasionalmente, il fluire delle parole bianche sullo schermo nero del programma di scrittura del suo macintosh si inceppava, richiedendo un nuovo ascolto.
In quei momenti egli si fermava e raccoglieva i suoi personaggi intorno a sé, chiedendo loro di raccontargli l’evolversi delle vicende, per poterle meglio rendere sui bit digitali del file di testo. Così fece anche questa volta.
Nella stanza apparvero quattro figure stranissime, o meglio tre figure stranissime e uno stupendo esemplare di cane tertelliano, con sei zampe e il pelo variopinto e psichedelico.
- …non è possibile, da qualche parte dovrà pur… - esclamò Ian Volk, lasciando a metà l’accorata discussione che stava avendo con l’animale. - Che cosa? dov’è finita la plancia? -
- Benvenuti - li accolse lo Scrittore.
- Chi sei? - domandò Aria.
- Benvenuti - ripetè lui.
I quattro personaggi si guardarono tra loro allibiti. Due uomini, una donna e un cane, prontamente ritrasformatosi nella forma umanoide standard, componevano l’equipaggio originario dell’Astronave Hope, costruita dalla Resistenza Terrestre in seguito all’invasione Venster, alieni brutti e soprattutto molto, molto cattivi. Altri extraterrestri, gli Atariani, si erano invece alleati con gli umani fornendo tecnologia e personale: l’ex cane tertelliano era, in realtà, Buzz, un atariano capace come tutti i suoi simili di trasformarsi in qualsivoglia forma, animata o meno.
Alla guida del quartetto il capitano Shepard, ex astronauta NASA, scelto per comandare l’ultima speranza di salvezza della Terra, insieme agli amici Aria Marconi, primo ufficiale e pilota espertissimo, e Ian Volk, scienziato russo geniale ed egocentrico.
Assumendo un’espressione minacciosa si avvicinarono allo sconosciuto seduto dietro a una scrivania, scavalcando matasse aggrovigliate di cavi.
- Non temete, non vi farò alcun male - li rassicurò lui, deciso ad evitare qualsiasi inconveniente sgradevole.
- Resta da vedere se saremo noi a farne a te! - esclamò Volk, che quando si trovava in apparente superiorità era sempre pronto a sfoderare un coraggio inaspettato.
- Ian, sei sempre così diplomatico… - sbuffò Aria puntando un silaha, arma versatile sia nel corpo a corpo che a distanza, contro lo Scrittore. - Dove siamo? -
Egli sorrise. - Siete nel luogo dove la realtà diventa fantasia, e la fantasia realtà.
- Chiaro - annuì la donna. - Quindi dove siamo? -
- Avete presente i libri? Ecco, non c’è un modo gentile per dirvelo, lo dico e basta: sto scrivendo un libro su di voi. -
- Su di noi? Non ne ho mai sentito parlare - si intromise il capitano.
- No…non nella vostra realtà. -
Ian era giunto a una conclusione. - Stai dicendo che siamo personaggi di un libro? Parto della tua fantasia? Irreali? -
L’autore sgranò gli occhi, stupito. - Sei arrivato in fretta a questa idea, pensavo di poter scrivere ancora qualche riga, prima. Beh, non è proprio così. Siete reali, nel vostro mondo. Io trascrivo solo quello che voi raccontate…ma in questo luogo posso anche modificare le cose, volendo. -
- Toh, dio - ironizzò Aria che non credeva a una parola.
Lo Scrittore si mise a digitare sulla sua tastiera, e improvvisamente lei sentì l’irrefrenabile bisogno di baciare lo scienziato russo. Appena prima di avventurarsi in esplorazioni compromettenti, però, il testo fu cancellato e tutto ritorno sotto il controllo dei rispettivi proprietari.
- Wow - esclamò Ian.
- Carino eh? -
- Ma…cosa…che… -. Aria era senza parole, forse per la prima volta nella sua vita.
- Scusa, serviva una dimostrazione pratica. -
- Ah certo… - la donna aveva subito riacquisito la sua naturale verve - e non potevi farla tra Ian ed Henry, questa dimostrazione? -
- Oh, sì, è un’idea interessante. - Digitò di nuovo sulla tastiera. I due uomini si avvicinarono, ma poi l’autore scosse la testa.
- No, volevo solo dare una piccola soddisfazione ad Ian…prevedo decine e decine di pagine di frustrazione. Tanto poi… -
- Poi? - chiesero in coro i membri dell’equipaggio.
- Ve lo dirò dopo. Ora…-
Il capitano rivolse uno sguardo eloquente a Buzz. - Henry, se vuoi sapere se lui è uno di noi - intervenne l’atariano - no, è un umano, come voi. Sembra che sia questo luogo…ad avere qualcosa di strano. -
- Sì, ve l’ho detto, questo è un luogo di interscambio. Da qui accedo alle vostre vite, e le racconto. -
- Ci manipoli! - gli urlò contro Volk, in preda all’ansia.
- Discretamente. Voi vivete la storia, mi limito a darvi qualche aiuto, nel caso serva. Meglio che essere un Venster no? Perderanno. -
- Quindi - continuò incurante lo scienziato - potresti far finire tutto questo in qualsiasi momento! -
- Beh…sì…ma non sarebbe logico…non funzionerebbe. -
- Che intendi dire? Puoi farci tornare a casa o no? -
- Tecnicamente…sì, ma una storia deve svilupparsi naturalmente, con una trama, i suoi colpi di scena, problemi e soluzioni credibili…non posso semplicemente interrompere tutto e scrivere “vissero felici e contenti”. Vi assicuro comunque che salverete la Terra. -
- Non mi basta! - gridò Ian fuori di sé dal terrore e dai miliardi di possibilità diverse che il suo geniale cervello aveva calcolato. Estrasse la pistola a fase in dotazione ai componenti della Resistenza, e la puntò dritta al volto dello Scrittore.
I suoi amici, più diplomatici e meno inclini a farsi travolgere dalle emozioni, cercarono di farlo ragionare. Anche l’uomo verso il quale l’arma era puntata, allarmato dall’evolversi degli eventi, cercò di tranquillizzarlo, senza successo.
- Spostati - intimò lo scienziato, avvicinandosi al computer. Guardò lo schermo nero con alcuni paragrafi appena terminati. Pose le mani sulla tastiera.
- Non farlo, non finirà come… - cominciò a spiegare lo Scrittore, subito zittito dall’ulteriore avvicinarsi della canna della pistola.
Il russo digitò la frase “L’Astronave Hope e il suo equipaggio tornarono finalmente sulla Terra”. L’atmosfera stessa sembrò vacillare di indecisione, poi come una bolla sapone che svanisce nell’aria, i quattro personaggi scomparvero.
***
L’orbita intorno al terzo pianeta della stella Sole pullulava di oggetti estranei. Svuotata dalla consueta spazzatura, satelliti, vecchie parti di razzi e rottami delle varie agenzie spaziali che avevano esplorato le vicinanze della Terra, era ormai da molti mesi occupata dalle navi nere della forza di invasione Venster, di svariate forme e dimensioni. Ogni tanto, dato l’affollamento, alcune di esse si scontravano fra loro, precipitando nell’atmosfera e provocando la distruzione di questa o quella città superstite ai bombardamenti delll’inizio della guerra.
Improvvisamente, tra un cargo di trasporto prigionieri e un bombardiere-distruttore-dannatamente-enorme apparve una piccola nave, completamente diversa dalle altre. La novità inconsueta provocò l’immediata deviazione di rotta di una decina di vascelli alieni, che precipitarono annientando alcuni importanti avamposti della Resistenza, oltre a una foresta pulllulante degli ultimi esemplari rimasti di panda (senza che nessuno potesse organizzare una protesta a riguardo).
- Bentornati a casa! - gridò Ian, felice che finalmente un suo gesto sconsiderato avesse portato dei risultati positivi.
- Aria, situazione! - ordinò il capitano, mentre la donna effettuava un’ardita manovra evasiva per evitare altre collisioni.
- E’ un po’ affollato. Ma se Buzz ci scherma, dovremmo riuscire ad atterrare senza farci scoprire. -
L’astronave Hope, prima ed unica nave ad iperpropulsione atariana della Resistenza Terrestre, era tornata a casa.
Mentre si avvicinavano a uno dei tanti punti di attracco segreti delle basi nascoste sulla superficie, Henry contattò il comando su un canale criptato per avvisare del loro ritorno.
- Qui Hope, identificazione 41554 DELTA 42 -
- Avanti -
- Siamo tornati. Chiediamo autorizzazione per attracco al punto 13c -
- Autorizzati. Vi preparo il comitato di accoglienza. -
Certi di poter festeggiare presto il proprio rientro a casa, tutti i membri dell’equipaggio sorrisero, sollevati per la fine della loro disavventura e di poter tornare presto a combattere per la Terra. Anche Aria si era convinta della fortuna, oh sì per una volta si era sbagliata, del gesto dello scienziato russo durante l’inspiegabile incontro con il misterioso personaggio.
In questa condizione, con i volti irradianti felicità, aprirono il portello scendendo la scaletta di sbarco della nave, per ritrovarsi di fronte un’intera unità con fucili a fase spianati contro di loro.
- Voi! - urlò l’ufficiale comandante della base. - Avete anche il coraggio di tornare, come se niente fosse! -
- Che diavolo? - esclamò sconcertato Shepard. Non ebbe il tempo di aggiungere altro.
- Prendeteli e portateli nella stanza degli interrogatori. -
I soldati si strinsero intorno ai quattro compagni increduli. Buzz, intuendo che la situazione stava degenerando velocemente, intervenne colpendo gli inaspettati avversari e disarmandoli.
Il comandante non sembrò sorpreso. Dietro di lui, infatti, apparvero due atariani che, forti della superiorità numerica, intrappolarono Buzz e gli impedirono ulteriori azioni, trasportandolo istantaneamente chissà dove.
Senza più l’aiuto dell’amico alieno, i tre membri superstiti dell’equipaggio della Hope furono velocemente disarmati, e condotti in un’area riservata al cospetto degli ufficiali superiori.
Seduti dietro a una spoglia scrivania, sulla quale torreggiava lo schermo lcd di un vecchio computer, l’ammiraglio Ballard e i capitani Sun Tzu e Bollani costituivano un’improvvisata corte marziale, per giudicare il crimine più nefando in tempo di guerra: il tradimento.
- Siete spariti mentre vi avvicinavate alla nave madre Venster! - urlò Ballard sfogando la rabbia e il disprezzo che provava nei loro confronti.
- Sì - intervenne Volk - se ci lasciate spiegare, siamo stati risucchiati da una distorsione spaz… -
- Silenzio! Non penserete che crediamo a queste sciocchezze! Poco dopo la vostra scomparsa miracolosa, i Venster hanno attaccato con precisione millimetrica quattro nostre importanti installazioni segrete, note solo ai capitani di flotta e agli atariani. -
Aria si alzò in piedi, stringendo i pugni. - Vorreste insinuare che vi avremmo venduti ai Venster? - la donna era fuori di sé per quello che considerava il massimo insulto.
- Insinuare? Non insinuiamo niente. Vi accusiamo formalmente di tradimento. Questa corte marziale delibererà in breve sulla fondatezza delle accuse, per le quali vi ricordiamo - sul suo volto apparve un ghigno - la pena prevista è la morte. -
L’italiana, nonostante l’addestramento, perse il controllo. Dirigendosi verso una vicina guardia, la colpì, disarmandola, e puntò il fucile verso i tre ufficiali della corte.
Sparò un colpo verso i tre accusatori, deflesso da un campo di energia invisibile.
- Questo equivale a una dichiarazione di colpevolezza, puttana! - esclamò Sun Tzu. Shepard era incredulo, conosceva quegli uomini e mai si erano comportati in quel modo assurdo. Bloccato dall’insensatezza della situazione, non sapeva che decisioni prendere. Guardò impotente i soldati che trascinavano l’amica lontana dai tre ufficiali, togliendole il fucile e buttandola a terra per renderla inoffensiva, senza troppi riguardi. Ian, nel frattempo, aveva seguito la stessa sorte della donna, ma volontariamente: come di consueto in condizioni di pericolo era rannicchiato, tremante, in posizione fetale.
A seguito di un’istantanea delibera della corte, i tre vennero scortati in una cella di detenzione, in attesa dell’esecuzione della pena.
Dopo alcune ore passate nell’impossibiltà di escogitare un piano di fuga, ricevettero nuovamente la visita di alcuni soldati, che li trasferirono verso la superficie, fuori dalla base. L’ammiraglio fece loro un brevissimo discorso, per informarli che in seguito ai loro crimini contro la Resistenza e l’umanità sarebbero stati giustiziati seduta stante.
L’intera vicenda era talmente illogica che i tre, invece di cercare di reagire, sentirono l’irrefrenabile desiderio di non fare nulla per mutare la propria sorte. Proprio mentre decidevano di non salvarsi la vita, un piccolo ricognitore Venster si materializzò sopra di loro, trasportandoli istantaneamente a bordo mentre il comandante della base urlava imprecazioni irripetibili contro la nave nera.
- Siete fortunati, terrestri - sputacchio il traduttore automatico della nave seguendo lo sputacchioso idioma dell’enorme pilota. - Vi avrei distrutti come meritate, se il Primo non volesse parlarvi! -
- Non vi daremo le posizioni delle nostre basi! - gli urlò contro Volk - non siamo veramente traditori! -
L’alieno si mise a ridere sballottando l’enorme deretano sul sedile posto di fronte ai comandi, e facendo tremare tutte le paratie interne della plancia.
- Posizioni delle vostre…ah ah ah - non riusciva a smettere - bombarderemo tutto il vostro pianeta, non ci serve sapere dove siete nascosti - concluse sputando verso i tre umani un quantitativo di saliva pari a un boccale di birra.
Smise di ridere e si fece serio. - Per caso, il Primo ha assaggiato un certo prodotto terrestre di fabbriche che abbiamo già distrutto. Sfortunatamente per alcuni miei colleghi, quella roba gli è piaciuta moltissimo, e ora vuole assolutamente averne la formula, che sappiamo essere registrata nella vostra nave. Voi ce la fornirete. -
- Ma di cosa state parlando? - domandò Aria che ormai aveva superato la soglia dell’incredulità e navigava in un mare di probabilità illogiche.
- Di quella cosa che piace tanto al vostro capitano Shepard! Il Primo la vuole, e se gliela darete vi ucciderà velocemente. -
- Ah - esclamò il capitano comprendendo la situazione. - Altrimenti? -
- Altrimenti vi terrà in vita per qualche mese, mentre vi darà in pasto pezzo per pezzo ai suoi affamatissimi kragg -
Shepard non sapeva cosa fosse un kragg, ma intuiva che non sarebbe stata una morte piacevole.
- Direi che possiamo trovare un accordo… - concluse quindi.
Inspiegabilmente, il Venster si mise a saltellare di gioia per tutta la plancia, sputando frasi sconnesse sulle proprie aumentate possibilità di carriera e di arrichimento grazie alla collaborazione dei prigionieri tanto desiderati dal suo superiore. Proprio mentre emetteva uno sfiato celebrativo, non esattamente dalla bocca, non si accorse di un allarme apparso sullo schermo principale del ricognitore. Non se ne avvidero neanche i tre terrestri, perché naturalmente era scritto in lingua aliena e non tradotto.
Davanti alla navetta apparve un enorme bombardiere, in rotta di collisione, che percepì lo schianto come una lieve puntura, stringendo infastidito i finestrini.
Tutti i presenti a bordo dello sfortunato trasporto vennero vaporizzati all’istante, e con essi il segreto della bevanda tanto agognata dal Primo dei Venster.
***
Lo Scrittore sorrideva, ma assunse un’espressione accigliata e preoccupata non appena i quattro personaggi apparvero di nuovo nella sua stanza.
- aaaaaahhhhhhh - finì di gridare Ian Volk, mentre passava dalla vita alla morte, e poi di nuovo alla vita.
- Bentornati. -
- Che scherzo è questo? -
- Comunque prego di avervi salvati. -
- Che cosa? - il russo era in preda a uno stato confusionale, pur mantenendo la propria genialità.
- Capite perché non posso affrettare le conclusioni di una storia? Va sempre a finire male… -
- Stavolta! Ma ci riproveremo! - affermò lo scienziato dirigendosi nuovamente verso il computer.
Henry ed Aria si guardarono, e lo presero ognuno da un lato, bloccandolo.
- Bene, direi che abbiamo capito - esclamò Shepard. - Forse è meglio continuare il nostro viaggio - aggiunse, mentre sentiva l’irrefrenabile desiderio di baciare il russo.
- Ehm…colpa mia - si scusò lo Scrittore - ho premuto mela-Z per sbaglio ed è riapparsa quella frase. -
- Non importa - sorvolò il capitano mentre Aria rideva di gusto. - E’ la cosa…beh, direi di tornare alla nave. Se ben ricordo eravamo nel mezzo di un bombardamento intorno a un pianeta sconosciuto! -
- Oh sì, è vero. E penso che sia il momento di fare una visitina a una vostra nuova amica. -
Con un gesto lo Scrittore congedò i personaggi, facendoli tornare alla loro realtà. Sapeva che non avrebbero ricordato nulla fino al loro prossimo incontro, e che a quel punto sarebbero stati molto più collaborativi. Sorrise malignamente. Era stato oneroso modificare a tal punto, anche se temporaneamente, la realtà terrestre per far volgere tutti gli eventi contro ai suoi personaggi, ma li aveva convinti. Si era assicurato di poter terminare senza problemi il resoconto delle mirabolanti avventure di quella strana compagine.
Un successo assicurato.
13 12 / 2010
8. A volte ritornano
Rivelazioni inaspettate che potrebbero portare fortuna ai nostri eroi, ma invece…
07 12 / 2010
7. E’ bello essere il capo
L’incontro con pirati dalla mente acuta è sempre un grosso problema…per fortuna non è successo!


