17 9 / 2011

Leggere le prodezze creativo-linguistiche con le quali i berluscones difendono il loro dio infestando i giornali contrari al proprio credo (tutti quelli non controllati da Silvio, ormai) è quasi divertente.

Dico quasi, perché nello schiacciasassi onanistico di wannabe playboy che sognano orgasmi plurimi in ville principesche, si apre il sipario anche su una penosa difesa d’ufficio di un certo supermercato che schiaccia i fornitori e schiavizza i dipendenti, tutto per ciò che per gli adoratori di Silvio viene secondo in importanza dopo il sesso, e cioè il profitto.

E, di nuovo, i giudici diventano orchi da fiaba dell’orrore, pronti a sovvertire l’ordine costituito, moderni Luciferi che cadranno schiacciati dalla luce divina.

Succede ormai nelle reazioni sinaptiche di ammassi di cellule grigie che la tifoseria prenda il sopravvento sulla razionalità: nulla di sorprendente, abituati a secoli di fede accettata come fosse bambagia cerebrale. Capita anche in ambiti meno “sacri” della politica, come i tifosi di Google che, invece di analizzare criticamente la sentenza del giudice tedesco, si lanciano subito in beote tesi complottistiche e corruttorie, perché la decisione è contraria alla propria fede.

Muore, tra atroci dolori, l’inascoltata evidenza.

Per questo dico: quasi divertente. Sarebbe divertente se non avessi la sfortuna di dover convivere, sullo stesso pianeta, con tali imbecilli. E invece no, tra miliardi di stelle, proprio qui.

Quindi, quasi divertente.