05 2 / 2011
"Ma se il capo del governo non ha nascosto ai fedelissimi la sua rabbia, anche Napolitano ha illustrato punto per punto tutte le sue perplessità. Lo ha fatto con lo stesso Letta, con il ministro per la Semplificazione Calderoli e con il leader leghista Bossi. Con il primo ha avuto un colloquio freddissimo e gli ha snocciolato tutte le sue più pesanti perplessità. Con il Senatur, ieri mattina, il tono è stato più pacato. Anche perché il leader leghista ha immediatamente innestato la marcia indietro dopo aver imposto giovedì sera l’accelerazione. “Presidente - si è scusato il titolare delle Riforme - non avevo capito. Calderoli non mi aveva detto niente. Ma se stanno così le cose, è chiaro che torniamo in Parlamento. Certamente lo faremo”. La telefonata con Bossi è, però, solo l’ultimo passaggio di una vicenda che l’altro ieri ha sfiorato una vera e propria crisi istituzionale. Il tutto acuito da una circostanza giudicata “incredibile” e sicuramente senza precedenti. La decisione di convocare il consiglio dei ministri straordinario infatti era ignorata da Letta. “Sono stato fino ad ora al Copasir - si giustificava il sottosegretario - non ne so niente”. Il Quirinale, quindi, non era stato avvertito. Il capo dello Stato non aveva ricevuto alcuna comunicazione sull’esigenza di convocare d’urgenza l’esecutivo e in un certo senso seguiva la vicenda al buio. Con una maggioranza pilotata da chi - in assenza di Letta - ignorava tutti i più consolidati percorsi istituzionali e da chi - a cominciare dal capo Lumbard - coltivava l’esigenza di risultati immediati. “Se non facciamo il decreto ora - era l’avvertimento di Bossi al Cavaliere giovedì pomeriggio - io non tengo i miei. Non ce la faccio e a pagare sarai tu”."
E i complottisti supportano questa gente…
Alta tensione con il Quirinale E Letta si scusa: “Non sapevo” - Repubblica.it
04 2 / 2011
"Il presidente della Repubblica rispedisce al mittente il testo del decreto sul federalismo fiscale municipale, adottatto giovedì sera dal governo nonostante lo stop ottenuto poche ore prima alla commissione della Camera. Secondo Giorgio Napolitano, nella lettera inviata al presidente del Consiglio, spiega che non ci sono le condizioni per l’emanazione del decreto legislativo e afferma di «non poter ricevere, a garanzia della legittimità di un provvedimento di così grande rilevanza, il decreto approvato ieri dal governo», rende noto il Quirinale."
04 2 / 2011
"Bossi ha mantenuto la promessa”, titola stamane “La Padania”. E in effetti il consiglio dei ministri convocato in fretta e furia ieri sera per calpestare l’iter parlamentare della Bicameralina, decretare ciò che vi era stato bocciato, e fingere che la riforma federalista possa incedere nel marasma senza le opposizioni, serviva solo a salvare la faccia dell’imbarazzatissimo leader del Carroccio. Il quale ora regge il malumore del suo elettorato e la protesta in corso tra i militanti, credo, per una sola ragione: è convinto che per ereditare il patrimonio (elettorale) di Berlusconi non bisogna apparire come coloro che lo tradiscono; e che da questo tramonto del berlusconismo l’Italia uscirà comunque orientata a destra, con forti pulsioni di antipolitica. Gioco rischioso quello di Bossi, perchè rende palese che della dirittura morale in politica e della riforma federalista non gliene importa un fico secco. Come non gliene importa della secessione padana. Vuole solo crescere. Dopo il bunga bunga, il magna magna."