07 6 / 2012
De rerum natura
La notizia: Orbetello, provano decotto di foglie di fico per la tintarella e rimangono ustionate.
Questo curioso fatto di cronaca è utile spunto di alcune riflessioni sparse sulla tecnologia e sulla testa delle persone.
1) Internet vuole di più. - Si sente spesso dire “Internet cambierà l’umanità perché permette l’accesso a tutte le informazioni, senza (teoricamente) censura, e senza confini”. Vero, ma falso. Io, chi mi conosce lo sa, credo di essere il più accanito sostenitore della Rete di tutto l’universo, ma ciò non mi impedisce di capire, come è ovvio, che Internet (inteso come insieme di informazioni, non nell’accezione di unione di persone che ho usato in altre occasioni) non è la soluzione. È uno strumento dalle potenzialità immensamente più variegate dei mezzi più arcaici, ma che richiede altresì una perizia immensamente più profonda. Così come con un motorino non arrivi molto lontano, ma pilotare un aereo è molto più difficile.
Per la Rete è lo stesso: avere infinite fonti di informazione, significa doverle gestire. Avere libertà di conoscenza, richiede addestramento. Purtroppo pochi trasmettono questo addestramento alla prole, nelle sedi appropriate (chiamate “scuole”). Il risultato è l’articolo di cui sopra.
Si noti bene: il problema non è Internet, come molti vorrebbero concludere. Il problema è la testa della gente, inadeguata. Purtroppo però, parafrasando il mio professore di lettere del liceo: “un coglione resta un coglione, ma a 200 Km/h è più pericoloso che a 100”.
2) Oh mio dio è naturale! - da molti anni ormai si è affermata l’equazione, per moda o propaganda pubblicitaria, naturale = buono / chimico = cattivo. Ohibò, fortunatamente ogni tanto vicende come quella delle ragazze di Orbetello ci ricordano come questo tarlo mentale sia una solenne idiozia. “Lavatevi i capelli con questa ricetta naturale presa su Internet, l’ho provata personalmente! Non usate la roba chimica!”, “Usate le biowashball, non usate i detersivi chimici per lavare i panni!”, etc etc…
Certo, non tutto è bufala, ma discernere è complicato, e richiede competenze specifiche. Sperimentare è poco consigliato: la cosa migliore che può capitarvi è andare al lavoro con i vestiti senza macchie ma pieni di germi, o con i capelli rovinati. Il caso peggiore, beh, ustioni di ennesimo grado, giorni in ospedale. Morte, etc… Sembra un bugiardino di qualche cattivissimo prodotto chimico, eh?
3) Il sole fa male. - Ne discutevo ieri riguardo alla foto del camionista con mezza faccia rovinata dall’esposizione ai raggi solari. Sì sì, il sole è vita, senza il sole la Terra sarebbe un pianeta freddo e morto (beh, non ci sarebbe proprio, ad essere precisi, ma sorvoliamo). Tutto vero. Ma cuocersi giorno per giorno, anno per anno, negli orari più caldi dell’estate, per sfoggiare la pelle nera più figa del mondo, o addirittura farsi le lampade (assumendo intelligentemente soltanto le radiazioni nocive, tralasciando quelle utili), fa male, punto. Che emerga con un tumore precoce, o soltanto con un’orrenda pelle rugosa a 50 anni (che certo, potrete combattere con chilate di creme…naturali magari eh!), è indifferente.
Questo dicono gli esperti, che consigliano le creme ad alta protezione, e non il decotto fico (di fico…). Ah, ma le creme ad alta protezione non mi fanno diventare la pelle nera.
Eh già.
No, il problema non è Internet.
17 9 / 2011
Cerco pianeta disperatamente
Leggere le prodezze creativo-linguistiche con le quali i berluscones difendono il loro dio infestando i giornali contrari al proprio credo (tutti quelli non controllati da Silvio, ormai) è quasi divertente.
Dico quasi, perché nello schiacciasassi onanistico di wannabe playboy che sognano orgasmi plurimi in ville principesche, si apre il sipario anche su una penosa difesa d’ufficio di un certo supermercato che schiaccia i fornitori e schiavizza i dipendenti, tutto per ciò che per gli adoratori di Silvio viene secondo in importanza dopo il sesso, e cioè il profitto.
E, di nuovo, i giudici diventano orchi da fiaba dell’orrore, pronti a sovvertire l’ordine costituito, moderni Luciferi che cadranno schiacciati dalla luce divina.
Succede ormai nelle reazioni sinaptiche di ammassi di cellule grigie che la tifoseria prenda il sopravvento sulla razionalità: nulla di sorprendente, abituati a secoli di fede accettata come fosse bambagia cerebrale. Capita anche in ambiti meno “sacri” della politica, come i tifosi di Google che, invece di analizzare criticamente la sentenza del giudice tedesco, si lanciano subito in beote tesi complottistiche e corruttorie, perché la decisione è contraria alla propria fede.
Muore, tra atroci dolori, l’inascoltata evidenza.
Per questo dico: quasi divertente. Sarebbe divertente se non avessi la sfortuna di dover convivere, sullo stesso pianeta, con tali imbecilli. E invece no, tra miliardi di stelle, proprio qui.
Quindi, quasi divertente.
25 1 / 2011
Scherzo ma non troppo
A grande richiesta, va in scena la replica del secolo scorso. In avanti veloce.
Su il sipario.
19 1 / 2011
Modelli insostenibili
Stamattina tornando da un incontro ascoltavo casualmente una discussione tra due signore anziane, che verteva sull’economicità di questo o quel supermercato. “Con i soldi che prendiamo”, era la logica chiosa, “possiamo solo guardare al prezzo più basso”.
Vero. Mi viene una considerazione banale ma sulla quale vale la pena riflettere: negli anni abbiamo costruito un modello di società dove la gente “comune”, al di là dei singoli che possono essere più o meno agiati, subisce in media una spinta culturale tesa a considerare solo il fattore economico. Questo si riflette ovviamente sulla ricerca di prodotti con un unico fattore discriminante: il prezzo più basso.
Cosa succede? Succede che guardare solo al prezzo più basso (per convenienza, ignoranza o necessità economica), porta a due modelli di sviluppo commerciale:
- il primo, in cui non necessariamente si perde qualità, ma si incide sui costi del lavoro, ampliando lo sfruttamento (stage o limitazione dei “diritti”), o lo si delocalizza. Modello “Esselunga”.
- il secondo, in cui la corsa al prezzo basso incide su una totale decadenza della qualità. Modello “elettronica da ipermercato”.
Entrambi i sistemi portano soltanto a un impoverimento economico e culturale: economico, è ovvio, culturale perché si smette di valutare un prodotto per i suoi valori, e se ne giudica soltanto il prezzo. Si genera un circolo vizioso per cui un lavoratore sfruttato per mantenere il prezzo più basso possibile, o un fornitore con l’acqua alla gola per sostenere il peso delle richieste di una potente catena di distribuzione, alimenterà ulteriormente la massa di precari economici e quindi la necessità di guerra al ribasso.
Se vogliamo comprare un computer a 200 euro, o un’automobile a 6000 euro, dobbiamo tener conto che quello che non paghiamo in soldi, in qualche modo torna indietro dalla finestra.
Non sono un economista, o un sociologo, ma mi sembra che questo sistema abbia una sola, insostenibile, conclusione.
Forse è ora di cambiare?
07 12 / 2010
"Se la mia teoria della relatività si dimostrerà valida, la Germania mi rivendicherà come tedesco e la Francia dichiarerà che sono cittadino del mondo. Se la mia teoria si rivelerà errata, la Francia dirà che sono tedesco e la Germania mi chiamerà ebreo."